venerdì 31 maggio 2013

Video di una mamma senza braccia: una super mamma!

Quante volte noi mamme ci lamentiamo per la mole di lavoro e l'impegno che richiedono i nostri bimbi, soprattutto quando sono piccolini? Forse troppe!
Con questo video, siamo portate a riflettere che noi "normodotate"siamo davvero fortunate, mentre altre mamme lo sono meno ma sono ugualmente SUPER!

Qui il video di una mamma che utilizza i piedi per fare tutto cio' che noi normalmente facciamo con le mani: quando le gambe diventano anche braccia!
nel video di pianetamamma


giovedì 30 maggio 2013

W le famiglie numerose!

Oggi mi sento particolarmente vicina a tutti quei genitori che hanno deciso responsabilmente di accogliere più di due figli, per fare della loro famiglia una bella, chiassosa e allegra Famiglia Numerosa!

Ho sottolineato responsabilmente, perchè è proprio questo che ci viene chiesto durante la celebrazione del matrimonio Cristiano Cattolico : " Siete disposti ad accogliere responsabilmente tutti i figli che Dio vi vorrà donare?
Ecco ogni figlio è un dono di Dio e anche la forza , la capacità educativa e la pazienza sono sicuramente Dono di Dio, soprattutto per dei genitori che hanno tanti bimbi!






W le famiglie numerose!!




mercoledì 29 maggio 2013

Anche se piccolissimo, lui dorme dentro di te!

Sul web ci sono tanti video che descrivono il MIRACOLO della VITA intrauterina, ma questo mi ha colpito in modo particolare e ve lo segnalo: Clicca qui!




lunedì 27 maggio 2013

Un Aiuto concreto per le mamme in difficoltà: Associazione Papa Giovanni XXIII

Da Facebook ci arriva una richiesta per aiutare a far conoscere questa Associazione :
 Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Tel: 800035036 servizio maternità difficile

Esperienza di condivisione nel servizio "Maternità Difficile" della Comunità Papa Giovanni XXIII

Sono Franca Franzetti, impegnata nel Servizio Maternità Difficile nato all'interno della Comunità Papa Giovanni XXXIII allo scopo di promuovere la tutela della vita umana fin dal concepimento e di condividere concretamente con donne e coppie che si trovano ad affrontare una maternità indesiderata o in situazioni problematiche. Le donne che si rivolgono a noi sono in genere nelle prime settimane di gravidanza, proprio nel momento più delicato, in cui è normale vivere sentimenti contrastanti, avere paure e sentirsi inadeguate. Viviamo in un tempo in cui si respira un clima diffuso di sfiducia, si è perso il gusto di generare, ci si ferma alle problematiche del vivere quotidiano e si fa fatica ad andare oltre e vedere la grandezza del dono che è la nascita di un figlio. Quando poi questo figlio non è stato desiderato, non è stato programmato, o i genitori hanno qualche difficoltà, il pensare comune è : "MEGLIO NON FARLO NASCERE", come fosse un atto dovuto, una soluzione giusta per evitare un male! Come se la vita di un uomo debba dipendere da un'opzione! Ci si arroga questo diritto a decidere e si incoraggia a farlo, senza minimamente tener conto della realtà: cioè che il bambino esiste già, è vivo e vegeto, è già in relazione con la sua mamma, ormai non può più essere messo in discussione: bisogna solo fare di tutto per garantirgli il suo diritto a nascere e alla sua mamma il diritto a essere messa in grado di portare avanti la gravidanza. Ci sentiamo dire dalle donne che incontriamo: "vorrei tenere il bambino, ma non posso". Spesso subiscono pressioni e ricatti dal marito, dal fidanzato, dai genitori. Vi voglio riportare le situazioni di alcune donne usando le loro stesse parole: "Quando i miei genitori hanno saputo che ero incinta, mi hanno posto questa condizione: o vai ad abortire o vai via di casa" "Eravamo fidanzati e lui non ha accettato la mia scelta di continuare la gravidanza e mi ha lasciato sola" "La mia migliore amica, alla quale ho chiesto consiglio, mi ha detto con forza che non avevo diritto a mettere al mondo un figlio al quale non sarei stata in grado di garantire una famiglia" "Lavoravo in nero, quando ho chiesto di essere messa in regola perché ero incinta, mi hanno mandata via subito" E' nostra esperienza che i 2/3 delle donne che abbiamo incontrato e che erano nel dubbio per la grande solitudine che vivevano e impaurite dai vari problemi pratici, dopo esser state rassicurate di venire sempre accompagnate e sostenute nella ricerca di soluzioni pratiche, hanno scelto, allora sì liberamente, di far nascere il loro bambino. Anche medici e operatori sociali , ai quali lo stato affida il compito di tutelare la maternità, riconosciuta come bene sociale, raramente incoraggiano a proseguire una gravidanza "incerta" per non influenzare la donna, dicono, mentre di fatto non attivandosi a offrire tutti gli aiuti necessari per trovare soluzioni ai problemi, scaricano su di lei ogni responsabilità. La donna, lasciata a se stessa, proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di sostegno, trova intorno a sé il vuoto ed è, in un certo senso come indotta ad abortire.
Per questo riteniamo che l'aborto è una violenza anche contro la donna che si porterà questa ferita per tutta la vita, come ci racconta chi ha fatto questa esperienza così devastante e traumatica per la loro salute. Siamo certi, perché ne abbiamo il riscontro, che se ad ogni donna venisse data un'opportunità di ascolto, aiuti adeguati, incoraggiamento in un clima di solidarietà rassicurante, molti degli 800 bambini che ogni anno qui nella nostra USL sono eliminati con l'aborto legale, potrebbero nascere e far felici le loro mamme e i loro papà,come è successo a Stefano ed Ester che sono qui con la loro piccola Sara per raccontarci la loro esperienza. Un altro forte condizionamento culturale dei nostri giorni è il rifiuto della malattia e della diversità che crea nei genitori l'ansia , indotta anche dai medici stessi, che caldeggiano di fare tutte le indagini prenatali possibili, per conoscere lo stato di salute del bambino. Lo scopo è di decidere se è degno di venire al mondo o se è meglio per lui o per lei essere eliminata, "come estremo atto d'amore" fa credere una mentalità perversa che reputa la qualità della vita più importante della vita stessa. Sappiamo che il 90% dei genitori ai quali è stata fatta una diagnosi prenatale di malattia o malformazione decidono per l'aborto cosiddetto "terapeutico" anche se non cura nessuno: il piccolo viene barbaramente soppresso e la mamma resta comunque nel dolore e nel dramma per non aver saputo o voluto accogliere quel figlio perché malato. Come comunità che ha nelle proprie famiglie tanti figli "speciali", scelti e rigenerati nell'amore perché accolti in tutta la loro preziosità, diamo disponibilità ad incontrare quei genitori, spesso soli e spaventati, che, tra tremendi conflitti, si trovano a decidere della vita o della morte del loro piccolo. Abbiamo costatato che far conoscere direttamente dei bambini affetti dalla stessa patologia diagnosticata al figlio in grembo, aiuta questi genitori ad avere una visione più umana della realtà e la disponibilità di chi vive situazioni analoghe a star loro vicino anche nel futuro, incoraggia ad accogliere un figlio che porta su di sé il mistero della sofferenza, che comunque è mistero che genera vita; come ci racconta Grazia Isaia che da 18 anni vive con Nicola, che soffre di una grave patologia che lo tiene sospeso alla vita con un filo. Franca Franzetti

mercoledì 15 maggio 2013

Dal Concepimento alla Nascita è VITA !

Dal concepimento alla nascita
 e per tutta la Vita noi siamo frutto di un miracolo!

Con questo video , come molti altri che potete trovare sul web, capite realmente cosa accade in una donna ancora prima che scopra di essere incinta!
Il cuoricino del bimbo che si sta sviluppando nel ventre materno inizia a battere dopo circa 15 giorni dal concepimento e quindi al momento del test di gravidanza effettuato dalla Mamma, questo bimbo è già un piccolo in formazione con l'anima e il dna di un adulto: perchè quindi parlare di scelta abortiva con tanta leggerezza, considerando spesso questo bimbo un ammasso di cellule?

Se di scelta si vuole parlare, io direi di scegliere un sano comportamento sentimentale e sessuale!

Basta con gli aborti facili, basta con questi omicidi, basta!

 E' ora di dare voce a questi piccoli embrioni che vorrebbero solo gridare: 

TI VOGLIO BENE MAMMA, GRAZIE PER AVERMI DONATO LA VITA!


lunedì 13 maggio 2013

Dona la Vita


Se hai visitato questo blog e hai voglia di condividere la tua opinione sulla vita nascente scrivimi a questo indirizzo:
verokka78@hotmail.it

Sto cercando storie di chi ha rinunciato ad abortire, se hai voglia di raccontarmi la tua storia scrivimi, sarà sicuramente d'aiuto per qualcuno che magari si trova in difficoltà o che ha bisogno di un consiglio!

domenica 12 maggio 2013

La pillola abortiva RU486

Non fatevi ingannare.

 La pillola abortiva RU486 non è affatto un’alternativa dolce all’intervento chirurgico. 

Le pillole da prendere, in realtà, sono due:

con la prima si uccide il feto,
 con la seconda, da assumere due giorni dopo,
si causano le contrazioni necessarie per la sua espulsione.

Questo è un bimbo, non un ammasso di cellule!!!




Questo sistema per procurare l’aborto chimico viene spacciato come un metodo più semplice e psicologicamente accettabile di quello chirurgico. Un metodo più moderno, più rispettoso dell’integrità fisica e psichica della donna, meno invasivo e meno rischioso. In realtà, l’esperienza di molte donne che sono ricorse alla RU486 racconta un’altra storia.

Dopo che hai ingoiato la prima pillola, sai che quel giorno stesso tuo figlio morirà, e resterà attaccato lì, morto, dentro il tuo ventre. Il suo cuoricino, che il giorno prima hai ascoltato durante l’ecografia, smetterà di battere. Per sempre. È l’effetto della prima pasticca, che tu devi mettere in bocca da sola, perché da sola sei lasciata a sopprimere quella vita che tu stessa hai deciso di eliminare.

Lo capisci subito la sera stessa che quel figlio è morto, perché senti improvvisamente sparire tutti quei segni di gravidanza che le donne ben conoscono, primo fra tutti il seno più turgido, e quella piccola tensione del basso ventre tipica dei primi mesi di gravidanza.

Poi viene il momento peggiore: quello dell’attesa. Devi aspettare tre lunghi giorni, nei quali continui a fare quello che hai sempre fatto, lavorare, camminare, mangiare, dormire, andare al cinema. Cerchi di distrarti, ma sai che hai quel “coso” morto lì dentro che deve essere eliminato, espulso, cioè abortito.


In quei tre giorni, poi, hai tutto il tempo per pensare e riflettere su quello che ti è accaduto e che ti accadrà, hai il tempo per pregare e per piangere. Ti senti una specie di assassina in libertà e ti chiedi perché mai hai accettato questo maledetto metodo. Arrivi persino a pensare che forse sarebbe davvero stato meglio far fare tutto al medico. In anestesia, in sala operatoria, non avresti sentito né provato nulla, ti saresti risvegliata pulita e liberata dal tuo problema. Tutto sarebbe durato meno di un’ora.

Invece, dopo quei tre lunghissimi giorni di attesa, devi ripresentarti in ospedale per la seconda pillola, nella speranza che tutto finisca più in fretta possibile. Anche quella pasticca ti viene messa in mano e sei tu che la devi mandare giù. Sei tu l’unica e sola mandante e autrice di un piccolo omicidio, quello del tuo figlio mai nato, e senti che una parte di te sta per sparire per sempre, che non tornerà mai più ed è una sensazione solo tua, di solitudine, che non condividi nemmeno con l’anonima infermiera che ti consegna la pillola nella garza sterile. A quel punto però la ingoi subito perché speri che tutto finisca più in fretta possibile.

Non sai ancora che, da quel momento, ti prepari ad assistere, a partecipare e a effettuare il tuo “avveniristico” aborto terapeutico. Intanto, oltre alla situazione dolorosa, vieni pervasa dall’ansia dell’arrivo dei dolori fisici. I medici ti spiegano che si tratterà di una sorta di minitravaglio, con qualche contrazione uterina, lievemente dolorosa, ma essenziale per provocare il distacco del feto, ormai morto, dalla parete uterina e per la sua espulsione, e che comunque sarebbe stato eliminato facilmente, misto con del sangue. I medici ti spiegano che sarà come avere delle mestruazioni più dolorose del solito.

Invece il dolore è molto più forte, le contrazioni molto più lunghe e la consapevolezza di quello che sta avvenendo rende tutto più nauseante, orribile e terribile insieme. E assistere a tutto questo diventa insopportabile. Piangi per il dolore fisico, ma soprattutto per il dolore dell’anima, per la partecipazione attiva a un evento che mai avresti voluto vivere e osservare da così vicino.


Poi, quando tutto è finito, quando tutto è compiuto, la procedura ti obbliga anche a verificare di persona che effettivamente l’aborto farmacologico sia ben riuscito, per cui ti viene effettuata l’ecografia di controllo, che trasmette dallo schermo l’immagine pulita del tuo utero non più “abitato”, ma vuoto e libero dal corpo estraneo che si è voluto medicalmente eliminare. Non si sente più nessun battito galoppante, nessun segno di vita, ma solo silenzio di morte. E un infinito, straziante senso di colpa.


La descrizione che ho fatto non è frutto di creatività letteraria ma corrisponde, purtroppo, alla drammatica testimonianza resa da una mia collega, un’avvocatessa di trentaquattro anni, che ha avuto la disavventura di ricorrere all’aborto chimico cinque anni fa, quando la Regione Toscana ha deciso di attuare la somministrazione della RU486 in via sperimentale. La testimonianza rende drammaticamente l’idea di quanto poco di “dolce” ci sia nella tanto decantata pillola abortiva RU486.

 Tratto da "Io sono contro l’aborto e tu?" Facebook

sabato 11 maggio 2013

Un'altra storia per riflettere!


Ecco una nuova testimonianza da leggere

Mi è stata inviata da una mia amica, via mail....
(Se le persone di questa storia volessero contattarmi, io ne sarei felice!)


La storia di Teresa Benedetta

La testimonianza di una gravidanza particolare, vissuta nella fede. Racconta Elisabetta: "Posso dire che il Signore in quindici anni di matrimonio con Goffredo ci ha sempre sostenuti, protetti ed affiancati". 

Mi chiamo Elisabetta, sono sposata da quindici anni con Goffredo ed insieme abbiamo avuto nove figli, di cui quattro in cielo e cinque viventi. Posso dire che il Signore in quindici anni di matrimonio ci ha sempre sostenuti, protetti ed affiancati, ma nell’ultima gravidanza si è manifestato a noi e ai nostri figli veramente con "braccio potente". A luglio del 2002 ci trovavamo in vacanza al mare, quando trascorsa la prima settimana ho incominciato ad avere il sospetto di essere di nuovo incinta. Velocemente ho fatto il test di gravidanza, ed ho potuto verificare che non mi ero sbagliata. 

L’idea di poter abbracciare di nuovo un altro bambino mi riempiva di gioia, ma quella di dover aspettare nove mesi mi rattristava, perché nelle precedenti gravidanze avevo avuto sempre minacce di aborto; pensare di dover di nuovo mettermi in poltrona non mi piaceva affatto. Dato che stavo al mare, ho incominciato a star ferma sotto l’ombrellone. Mio marito, che ama leggere i libri dei santi, presso la biblioteca comunale aveva preso un libro che raccontava la storia di Edith Stein, un’ebrea convertita al cristianesimo che è morta nei campi di concentramento ad Auschwitz. 

Come potete immaginare, storia molto "allegra" e "divertente" che avrei voluto tranquillamente evitare di conoscere, ma mio marito ogni tanto mi riferiva qualche fatto accaduto nella vita di questa santa. Per cui mi è rimata impressa in mente la foto della stessa vestita da suora che stava sulla copertina del libro. Passati i quindici giorni di vacanze al mare, siamo ritornati a casa e la sera stessa; giusto il tempo di scaricare le valigie, subito di corsa all’ospedale perché arrivavano le avvisaglie delle minacce di aborto. 

In questa ecografia mi sono sentita tanta amata dal Signore, perché a me piacciono tanto le belle sorprese e il Signore me ne ha preparata una: portavo in grembo due gemelli! Non vi dico la contentezza e la gioia nel vedere quelle due camerette gestazionali, una vicina all’altra! Non vi dico le risate con mio marito nel dare la notizia ai figli e ai nonni ... in un attimo la vita era diventata straordinariamente divertente e ricca di avvenimenti! Ci sentivamo felici, anche se per il resto del mondo eravamo degli emeriti incoscienti e irresponsabili! L’onore di avere due gemelli però svanì presto, quando nel ripetere l’ecografia nel secondo mese di gravidanza, la dottoressa ci disse che uno dei due feti si era spento e che si sarebbe riassorbito piano piano, senza vedersi più! Questa notizia ha rattristato molto noi e i nostri figli; è anche vero che non so come il mio utero, così fragile avrebbe potuto resistere a tanto peso! Per cui, certi che il Signore è padrone della vita e della morte, gli abbiamo affidato la vita dell’altro gemello ancora vivo. 

Arrivati più o meno al quinto mese di gravidanza, era arrivato il tempo di fare l’ecografia morfologica, quella tanto temuta da tutti perché lì si vede se il bambino presenta qualche problema. Io e mio marito quella mattina ci siamo recati all’ospedale contenti perché finalmente potevamo conoscere il sesso della quinta "copia" della nostra famiglia. Ma qui il Signore aveva preparato una sorpresa non bella, questa volta! Come la dottoressa ha appoggiato il monitor sopra la mia pancia, si è fermata, rimanendo perplessa, e incomincia a chiedere se qualcuno mi ha mai consigliato di fare l’amniocentesi. Io chiaramente ho risposto di no, ma di fronte alla mia faccia insospettita, la dottoressa ha detto: "Qui appare chiaro un problema molto grave! Andiamo subito al sodo o preferisce che parta da lontano?" 

Io nella vita sono molto concreta, e mi piace in genere affrontare la realtà così come si presenta, per cui le dico tranquillamente di andare al sodo! "Vede signora, questa è la testa del bambino e qui dentro appare tutto nero! Sa cos’è questa? È tutta acqua! È sa cosa significa? Che manca metà cervello!". Silenzio di tomba … Io timidamente dico: "Vuol dire che è un bambino cerebroleso?"... "Sì, signora; per cui, data la gravità della situazione le consiglio vivamente di abortire; anche la legge in questi casi ammette l’aborto, anche perché sicuramente, in queste condizioni non potrebbe arrivare alla nascita!". Sempre molto timidamente, e dopo un breve sguardo con mio marito, dico: "Ed il resto del corpo non lo guarda? Si ferma qui?"... 

Così ha proseguito l’ecografia del resto del corpo, sicura, la dottoressa, di trovare un’altra malformazione; invece, niente. Il corpo era perfetto: si vedeva benissimo che era una femmina, il cuore batteva molto bene, le dita delle due mani e dei due piedi, dopo essere state contate due volte, erano tutte, i reni erano perfetti, non aveva la spina dorsale bifida, il profilo del visetto era perfetto, anche gli occhi ed il naso erano in asse … era tutto perfetto, tranne quella testolina che appariva completamente nera! Mentre la dottoressa continuava ad insistere sulla assoluta necessità di un aborto terapeutico, io e mio marito d’intesa, ci siamo opposti. Allora per convincerci, ci ha fissato un appuntamento presso un centro diagnostico in un’altra città regionale dove grazie ai macchinari più sofisticati, ci avrebbero convinto sul da farsi. 

Ritorniamo a casa e varcata la soglia, abbiamo abbracciato forte i figli che ansiosi ci stavano aspettando e siamo scoppiati a piangere. Abbiamo spiegato loro che la testa era nera e che la bambina, forse, non sarebbe arrivata alla nascita, e, se ci fosse arrivata sarebbe morta poco dopo, o comunque avrebbe avuto degli handicap gravissimi. Dopo questa spiegazione fatta in lacrime, una delle figlie dice: "Forse non potrà camminare? Non importa, la aiuterò io!". Ed un’ altra:" Forse non riuscirà a prendere la pappa? Non ti preoccupare, gliela darò io!". Di fronte a queste reazioni positive e poco scandalizzate, da parte dei figli, ho preso coraggio ed ho telefonato alla catechista del cammino di fede di cui facciamo parte io e mio marito. 

E qui il Signore, attraverso le parole di questa sorella, mi ha colmato di speranza: "Elisabetta, non ti fermare davanti a questa ecografia, aspetta la prossima perché questi si potrebbero essere anche sbagliati! Poi, se così fosse, questa bambina con problemi ha bisogno di amore più degli altri, va amata più degli altri! Tu hai la possibilità di amare Gesù Cristo sulla croce in casa tua, tutti i giorni attraverso questa bambina che Dio ti ha donato. Non pensare male di Dio, pensa, invece, che questa è una benedizione per te, tuo marito e i vostri figli; e che attraverso questa croce, voi otterrete la vita eterna. Sai, siamo tutti molto moralisti e pensiamo che abbiamo commesso qualche colpa grande, per cui Dio ci castiga, mandandoci, per esempio, un figlio handicappato. Invece, non devi pensare male di Dio, anzi, incomincia fin da adesso, a benedire Dio per la storia che sta facendo con te e la tua famiglia. Coraggio e vai a fare l’altra ecografia!". 

L’ecografia successiva era fissata a distanza di tre giorni. Nel frattempo, priva di forze e di voce, incomincio a dare questa notizia ai nostri genitori, ai fratelli della nostra comunità e a tutti i presbiteri che conosco. La mia reazione è stata quella di chiedere aiuto a tutti quelli che potevano pregare. Non ho mai creduto al miracolo, per cui non chiedevo il miracolo, ma che il Signore potesse darmi la forza di entrare nella Sua volontà, di abbracciare questa croce. Il giorno dopo mi sono alzata contenta, ma perplessa perché avevo fatto un bel sogno: avevo sognato che mentre camminavo lungo una strada, sentivo qualcuno che mi chiamava, mi giravo e vedevo una suora che sorridente mi veniva incontro, mi abbracciava forte ed era molto contenta. 

Tempo di aprire gli occhi e di pensare un minuto… la riconosco: quella donna era uguale alla foto riprodotta sul libro di questa estate … Edith Stein vestita da suora, quindi non più l’ebrea, ma la carmelitana che ha preso il nome di suor Teresa Benedetta dalla Croce. Ricevuta la notizia, mio marito si è "offeso", perché era lui che doveva sognare questa Santa di cui aveva letto la vita e dalla quale era rimasto affascinato! Ma la suora si è presentata a me! Domanda: sarà stato un sogno profetico? Cosa voleva dire? Una cosa era sicura... la suora rideva contenta, quindi non era un brutto sogno! Io non l’ho raccontato a nessuno perché non volevo illudermi e così è rimasto un segreto all’interno della mia famiglia. 

Andiamo a fare la seconda ecografia e dopo un silenzio di tomba la dottoressa ci dà la risposta: "Il problema è molto grave. Si tratta di un’ idrocefalia molto importante. Il cervello non si vede bene, forse c’è. Manca sicuramente il corpo calloso. In questi casi consigliamo vivamente l’aborto terapeutico! Si tratta di una patologia rarissima; le statistiche dicono che in alcuni casi il 40% muore alla nascita, in altri il 70% vegeta o ha comunque handicap gravissimi. Se non volete abortire non so a quale centro specializzato potete rivolgervi. Non li conosco…forse qualcosa a Bologna… ma non so...". Con il cuore a terra e le lacrime agli occhi ce ne ritorniamo a casa. 

Mentre me ne sto sola in cucina, il Signore mi apre una strada. Mi ricordo di una mia compaesana, amica d’infanzia di mia sorella che non so da quanti anni vive a Roma perché laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e successivamente rimasta a lavorare come neurologa al Policlinico Gemelli. Non ricordo come, rintraccio il suo nome, la chiamo, e per grazia di Dio la trovo a casa: fatto molto raro, perché è sempre in ospedale a lavorare. La chiamo, si ricorda di me, le leggo l’ecografia e le chiedo se può fare qualcosa. Mi richiama dopo un’ora e mi dice che ha preso appuntamento; mi dovevo presentare tre giorni dopo al Policlinico Gemelli, presso il Day Hospital della ginecologia che si trovava al quarto piano. Lì mi avrebbe aspettato il prof. Noia, che si occupa proprio dei casi come il mio. 

L’incontro con questi è stato al di sopra delle mie aspettative e non lo dimenticherò mai. Mi ha accolto con molta gentilezza e con il sorriso sulle labbra, mi ha fatto l’ecografia e con amore fraterno mi ha spiegato che era un caso di idrocefalia molto serio, che il cervello era intero; forse mancava il corpo calloso, ma eventualmente questo sarebbe stato un problema minore rispetto all’importanza dell’idrocefalo. Mi ha incoraggiato tantissimo e mi ha dato la possibilità di vivere il resto della gravidanza con serenità. Infatti mi ha detto che finché la bambina sarebbe rimasta nel grembo materno, il cervello non avrebbe subito pressioni dal liquido cerebrale, per cui non avrebbe avuto danni dal momento che il corpo è immerso nel liquido amniotico. Il problema della pressione sul cervello si sarebbe posto al momento della nascita. Per il momento la cosa più importante, era arrivare il più possibile al termine della gravidanza, perché una volta nata, la bambina sarebbe stata operata al cervello ed era importante, a quel punto, avere sottomano una bambina robusta e abbastanza forte da superare l’intervento di neurochirurgia. 

Da quel giorno il dottore mi ha dato appuntamento una volta al mese, per poter tenere sotto controllo ecografico l’andamento del liquido cerebrale. Da quel giorno in poi, la mia gravidanza è stata più che mai messa nelle mani di Dio. La voce di questo fatto si è diffusa per tutto il paese in cui vivo e risiedo; tutte le comunità neocatecumenali di nostra conoscenza sono state messe al corrente, così che tutti hanno pregato. Persino il vescovo della diocesi mi ha assicurato la sua preghiera quotidiana. Ancora oggi che sono passati quattro anni, vengo a conoscenza di persone che senza conoscermi hanno pregato per la mia bambina. 

Al termine dell’ottavo mese i medici hanno pensato di farmi fare la risonanza magnetica per vedere meglio la situazione. Per questo motivo, io e mio marito abbiamo trascorso tre giorni a Roma ed abbiamo approfittato per pregare sulla tomba di San Pietro e su quella di papa Giovanni XXIII. Dalla risonanza magnetica è risultato che l’idrocefalia era molto importante, che il cervello c’era tutto, forse mancava l’ultimo pezzo del corpo calloso. La bambina non sarebbe morta alla nascita, ma avrebbe avuto comunque degli handicap non si sapeva di quale entità, ma ci sarebbero stati sicuramente! Un dottore ci ha detto: "Qui ci vuole un miracolo! Noi ci crediamo, ma ci vuole un miracolo!"... 

Finalmente arriva la fine di gennaio, è tempo di partorire. I medici mi hanno tenuta ricoverata una settimana prima del parto, per poter affrontare tutto tranquillamente e poter tenere pronta la sala operatoria anche per la bambina in caso di imminente urgenza. Nel reparto c’erano altre gestanti che avevano in grembo bambini con problemi più o meno gravi del mio, quindi non mi sono sentita "un caso a parte", ma un caso in mezzo a tanti altri. Ho stretto amicizia con alcune di loro e ci siamo incoraggiate a vicenda riscoprendo insieme l’unica fede in Gesù Cristo. Il giorno prima dell’intervento il Signore mi riserva una di quelle sorprese che piacciono a me. Mi viene a trovare il neurochirurgo che avrebbe operato mia figlia: una persona molto calma e sicura alla quale con altrettanta calma dico: "Dottore, io voglio essere pronta a tutto ciò che può capitare domani alla mia bambina! Mi dica lei come pensa di procedere una volta che è nata". E lui mi risponde: "Ma … una volta che la bambina è nata la teniamo sotto osservazione e se si presenta abbastanza sveglia e forte non la operiamo subito. Poi, una volta operata, le conseguenze, se ci saranno, verranno fuori man mano che cresce. Io le posso dire che statisticamente stiamo vedendo che i bambini, poi, alla fine risultano normali e conducono un vita come tutti gli altri: possono fare sport, vanno a scuola normalmente e crescono molto bene!". Non credevo alle mie orecchie! Avrei avuto una bambina normale!?! Ma allora il sogno che avevo fatto di suor Teresa Benedetta era vero ... Era stato profetico! Ebbene sì: posso confermare che così è andata! 

La mia bambina Teresa Benedetta è nata il 6 febbraio 2003 ed è stata operata al cervello durante il primo anno di vita per tre volte. La prima aveva ventotto giorni: un intervento rischioso, ma riuscito molto bene! Poi intorno a sei mesi di vita è stata sottoposta ad un secondo intervento. Infine, ad un anno di vita è stata operata di nuovo e le è stata messa una valvola che le permette di drenare il liquor spinale in eccesso. Oggi Teresa Benedetta ha quattro anni, è una bambina normale, frequenta il primo anno della Scuola materna ed è felicissima di essere nata e di vivere. Fa psicomotricità fin dai quattro mesi di vita e questo le ha permesso di sviluppare appieno tutte le sue potenzialità. È molto socievole e serena: è la gioia della nostra famiglia! Ogni sei mesi andiamo a Roma per i controlli, ma per noi è diventata una gita di piacere! 

- Un grazie innanzitutto a Nostro Signore Gesù Cristo che ha avuto misericordia di noi.
- Ai nonni e agli zii che ci hanno tenuto gli altri figli mentre noi stavamo a Roma e che ci sono stati molto vicini.
- Grazie alla nostra comunità neocatecumenale che ha pregato per noi anche di notte.
- A tutte le comunità ed ai catechisti.
- Grazie a tutte le persone che di propria iniziativa, solo per aver conosciuto il fatto, hanno pregato per noi.
- Un grazie alle suore San Giuseppe che oltre ad aver pregato, seguono nella loro scuola materna la nostra bambina.
- Un enorme grazie alla dottoressa del policlinico Gemelli che per prima ci ha aperto le porte di questo ospedale.
- Un grazie alla società presso cui lavora mio marito che ci ha rimborsato gran parte delle spese di viaggio ed anche ai colleghi di lavoro che ci hanno dimostrato affetto e comprensione nei momenti più difficili.
- Un grazie al nostro vescovo che ha poi battezzato Teresa Benedetta per immersione nella veglia di Pasqua 2003.
- Infine, un grazie a Santa Teresa Benedetta dalla Croce che per prima ha chiesto a Dio il miracolo da parte nostra.


Goffredo, Elisabetta, Matteo, Maria Chiara, Caterina, Agnese, e Teresa Benedetta


Difendiamo la vita: marciamo contro l'aborto!

Ecco un'articolo tratto da  primapaginanews.it che ci ricorda la marcia di domani a Roma:


 Roma: 12 maggio mobilitazione pro-life a Marcia per la vita

Roma - 10 mag (Prima Pagina News) Tutto è pronto per la III Marcia Nazionale per la Vita del 12 maggio a Roma. Alla grande mobilitazione parteciperanno numerosissime realtà pro-life di tutta Italia. I gruppi che hanno dato l’adesione comprendono Istituti religiosi, parrocchie, associazioni laicali. Sono oltre quaranta le città italiane da cui partiranno pullman alla volta di Roma per ribadire un fermo e deciso no all’aborto e alla legge 194 e un grande e gioioso sì alla vita. A sfilare sarà dunque un corteo festoso e pacifico, con la presenza di famiglie, bambini e tanti giovani. Quest’anno la novità è rappresentata dalla presenza di molte delegazioni straniere, provenienti da tutto il mondo. In particolare, interverranno alla Marcia la neo-presidente della storica March for Life di Washington, Jeanne Monahan, che a gennaio ha portato nella capitale statunitense ben 650mila persone, e la presidente del movimento Live Action, Lila Rose, nota per la sua lotta senza quartiere all’associazione abortista Planned Parenthood. Entrambe donne e giovani. La mobilitazione di Roma avrà così un respiro internazionale, inserendosi nel contesto delle marce per la vita che da decenni si tengono in tutti quei Paesi dove sono state approvate leggi abortiste. Tra le personalità estere di rilievo, si segnalano anche il dottor Xavier Dor, finito più volte in carcere per le sue battaglie a difesa della vita e Nicholas Windsor, figlio della duchessa di Kent e nipote della regina Elisabetta. Anche a questa edizione, inoltre, parteciperà Gianna Emanuela Molla, figlia di santa Gianna Beretta Molla. Ha infine assicurato la sua presenza il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Numerose le adesioni e i messaggi di sostegno e incoraggiamento di varie personalità ecclesiastiche. Tra gli ultimi calorosi e auguranti messaggi inviati al Comitato organizzativo della Marcia si segnalano mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, mons. Luigi Negri, vescovo di Ferrara, mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona e il card. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. A marciare vi sarà il card. Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Altri prelati che appoggiano la Marcia e che saranno a Roma, partecipando al convegno sulla bioetica che si svolge il giorno precedente presso il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, vi sono il card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste. Incoraggiamenti all’iniziativa sono giunti inoltre da mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione; mons. Adriano Bernardini, nunzio apostolico in Italia; mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia. Tutti i vescovi sottolineano l’importanza di mobilitarsi a favore della vita, valore supremo che va difeso dal concepimento alla fine naturale. Il card. Sgreccia, che sosterrà l’iniziativa con la preghiera, ha invitato il “popolo della vita” a compiere ogni sforzo “per ridurre il male dell’aborto e per promuovere una radicale modifica della legge”. Mons. Zenti, da parte sua, ha rilevato che “ogni società che non rispetta la vita come valore fondativo della convivenza umana è destinata al declino”. La Marcia per la Vita è allora, come scritto da mons. Paglia, “un gesto per risvegliare le coscienze, per testimoniare la propria convinzione di fede, ma anche per mobilitare gli uomini di buona volontà in difesa della vita e mantenere vivo nella società il rifiuto dell’aborto”. Come per gli anni passati, il Comitato organizzatore tiene a precisare che si tratta di una manifestazione aconfessionale e apartitica e come tale aperta a tutti gli uomini di buona volontà che condividono però l’urgenza e la necessità di difendere il diritto alla vita. La Marcia partirà dal Colosseo alle 9 e si concluderà a Castel Sant’Angelo verso le 11,30. Sabato 11 maggio si terrà alle 20,30, presso la Basilica dei SS. Apostoli, una veglia di preghiera, presieduta da S.Em.za il card. Burke, in riparazione del crimine dell’aborto, con adorazione eucaristica e recita del santo Rosario.