venerdì 31 maggio 2013

Video di una mamma senza braccia: una super mamma!

Quante volte noi mamme ci lamentiamo per la mole di lavoro e l'impegno che richiedono i nostri bimbi, soprattutto quando sono piccolini? Forse troppe!
Con questo video, siamo portate a riflettere che noi "normodotate"siamo davvero fortunate, mentre altre mamme lo sono meno ma sono ugualmente SUPER!

Qui il video di una mamma che utilizza i piedi per fare tutto cio' che noi normalmente facciamo con le mani: quando le gambe diventano anche braccia!
nel video di pianetamamma


giovedì 30 maggio 2013

W le famiglie numerose!

Oggi mi sento particolarmente vicina a tutti quei genitori che hanno deciso responsabilmente di accogliere più di due figli, per fare della loro famiglia una bella, chiassosa e allegra Famiglia Numerosa!

Ho sottolineato responsabilmente, perchè è proprio questo che ci viene chiesto durante la celebrazione del matrimonio Cristiano Cattolico : " Siete disposti ad accogliere responsabilmente tutti i figli che Dio vi vorrà donare?
Ecco ogni figlio è un dono di Dio e anche la forza , la capacità educativa e la pazienza sono sicuramente Dono di Dio, soprattutto per dei genitori che hanno tanti bimbi!






W le famiglie numerose!!




mercoledì 29 maggio 2013

Anche se piccolissimo, lui dorme dentro di te!

Sul web ci sono tanti video che descrivono il MIRACOLO della VITA intrauterina, ma questo mi ha colpito in modo particolare e ve lo segnalo: Clicca qui!




lunedì 27 maggio 2013

Un Aiuto concreto per le mamme in difficoltà: Associazione Papa Giovanni XXIII

Da Facebook ci arriva una richiesta per aiutare a far conoscere questa Associazione :
 Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Tel: 800035036 servizio maternità difficile

Esperienza di condivisione nel servizio "Maternità Difficile" della Comunità Papa Giovanni XXIII

Sono Franca Franzetti, impegnata nel Servizio Maternità Difficile nato all'interno della Comunità Papa Giovanni XXXIII allo scopo di promuovere la tutela della vita umana fin dal concepimento e di condividere concretamente con donne e coppie che si trovano ad affrontare una maternità indesiderata o in situazioni problematiche. Le donne che si rivolgono a noi sono in genere nelle prime settimane di gravidanza, proprio nel momento più delicato, in cui è normale vivere sentimenti contrastanti, avere paure e sentirsi inadeguate. Viviamo in un tempo in cui si respira un clima diffuso di sfiducia, si è perso il gusto di generare, ci si ferma alle problematiche del vivere quotidiano e si fa fatica ad andare oltre e vedere la grandezza del dono che è la nascita di un figlio. Quando poi questo figlio non è stato desiderato, non è stato programmato, o i genitori hanno qualche difficoltà, il pensare comune è : "MEGLIO NON FARLO NASCERE", come fosse un atto dovuto, una soluzione giusta per evitare un male! Come se la vita di un uomo debba dipendere da un'opzione! Ci si arroga questo diritto a decidere e si incoraggia a farlo, senza minimamente tener conto della realtà: cioè che il bambino esiste già, è vivo e vegeto, è già in relazione con la sua mamma, ormai non può più essere messo in discussione: bisogna solo fare di tutto per garantirgli il suo diritto a nascere e alla sua mamma il diritto a essere messa in grado di portare avanti la gravidanza. Ci sentiamo dire dalle donne che incontriamo: "vorrei tenere il bambino, ma non posso". Spesso subiscono pressioni e ricatti dal marito, dal fidanzato, dai genitori. Vi voglio riportare le situazioni di alcune donne usando le loro stesse parole: "Quando i miei genitori hanno saputo che ero incinta, mi hanno posto questa condizione: o vai ad abortire o vai via di casa" "Eravamo fidanzati e lui non ha accettato la mia scelta di continuare la gravidanza e mi ha lasciato sola" "La mia migliore amica, alla quale ho chiesto consiglio, mi ha detto con forza che non avevo diritto a mettere al mondo un figlio al quale non sarei stata in grado di garantire una famiglia" "Lavoravo in nero, quando ho chiesto di essere messa in regola perché ero incinta, mi hanno mandata via subito" E' nostra esperienza che i 2/3 delle donne che abbiamo incontrato e che erano nel dubbio per la grande solitudine che vivevano e impaurite dai vari problemi pratici, dopo esser state rassicurate di venire sempre accompagnate e sostenute nella ricerca di soluzioni pratiche, hanno scelto, allora sì liberamente, di far nascere il loro bambino. Anche medici e operatori sociali , ai quali lo stato affida il compito di tutelare la maternità, riconosciuta come bene sociale, raramente incoraggiano a proseguire una gravidanza "incerta" per non influenzare la donna, dicono, mentre di fatto non attivandosi a offrire tutti gli aiuti necessari per trovare soluzioni ai problemi, scaricano su di lei ogni responsabilità. La donna, lasciata a se stessa, proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di sostegno, trova intorno a sé il vuoto ed è, in un certo senso come indotta ad abortire.
Per questo riteniamo che l'aborto è una violenza anche contro la donna che si porterà questa ferita per tutta la vita, come ci racconta chi ha fatto questa esperienza così devastante e traumatica per la loro salute. Siamo certi, perché ne abbiamo il riscontro, che se ad ogni donna venisse data un'opportunità di ascolto, aiuti adeguati, incoraggiamento in un clima di solidarietà rassicurante, molti degli 800 bambini che ogni anno qui nella nostra USL sono eliminati con l'aborto legale, potrebbero nascere e far felici le loro mamme e i loro papà,come è successo a Stefano ed Ester che sono qui con la loro piccola Sara per raccontarci la loro esperienza. Un altro forte condizionamento culturale dei nostri giorni è il rifiuto della malattia e della diversità che crea nei genitori l'ansia , indotta anche dai medici stessi, che caldeggiano di fare tutte le indagini prenatali possibili, per conoscere lo stato di salute del bambino. Lo scopo è di decidere se è degno di venire al mondo o se è meglio per lui o per lei essere eliminata, "come estremo atto d'amore" fa credere una mentalità perversa che reputa la qualità della vita più importante della vita stessa. Sappiamo che il 90% dei genitori ai quali è stata fatta una diagnosi prenatale di malattia o malformazione decidono per l'aborto cosiddetto "terapeutico" anche se non cura nessuno: il piccolo viene barbaramente soppresso e la mamma resta comunque nel dolore e nel dramma per non aver saputo o voluto accogliere quel figlio perché malato. Come comunità che ha nelle proprie famiglie tanti figli "speciali", scelti e rigenerati nell'amore perché accolti in tutta la loro preziosità, diamo disponibilità ad incontrare quei genitori, spesso soli e spaventati, che, tra tremendi conflitti, si trovano a decidere della vita o della morte del loro piccolo. Abbiamo costatato che far conoscere direttamente dei bambini affetti dalla stessa patologia diagnosticata al figlio in grembo, aiuta questi genitori ad avere una visione più umana della realtà e la disponibilità di chi vive situazioni analoghe a star loro vicino anche nel futuro, incoraggia ad accogliere un figlio che porta su di sé il mistero della sofferenza, che comunque è mistero che genera vita; come ci racconta Grazia Isaia che da 18 anni vive con Nicola, che soffre di una grave patologia che lo tiene sospeso alla vita con un filo. Franca Franzetti

mercoledì 15 maggio 2013

Dal Concepimento alla Nascita è VITA !

Dal concepimento alla nascita
 e per tutta la Vita noi siamo frutto di un miracolo!

Con questo video , come molti altri che potete trovare sul web, capite realmente cosa accade in una donna ancora prima che scopra di essere incinta!
Il cuoricino del bimbo che si sta sviluppando nel ventre materno inizia a battere dopo circa 15 giorni dal concepimento e quindi al momento del test di gravidanza effettuato dalla Mamma, questo bimbo è già un piccolo in formazione con l'anima e il dna di un adulto: perchè quindi parlare di scelta abortiva con tanta leggerezza, considerando spesso questo bimbo un ammasso di cellule?

Se di scelta si vuole parlare, io direi di scegliere un sano comportamento sentimentale e sessuale!

Basta con gli aborti facili, basta con questi omicidi, basta!

 E' ora di dare voce a questi piccoli embrioni che vorrebbero solo gridare: 

TI VOGLIO BENE MAMMA, GRAZIE PER AVERMI DONATO LA VITA!


lunedì 13 maggio 2013

Dona la Vita


Se hai visitato questo blog e hai voglia di condividere la tua opinione sulla vita nascente scrivimi a questo indirizzo:
verokka78@hotmail.it

Sto cercando storie di chi ha rinunciato ad abortire, se hai voglia di raccontarmi la tua storia scrivimi, sarà sicuramente d'aiuto per qualcuno che magari si trova in difficoltà o che ha bisogno di un consiglio!

domenica 12 maggio 2013

La pillola abortiva RU486

Non fatevi ingannare.

 La pillola abortiva RU486 non è affatto un’alternativa dolce all’intervento chirurgico. 

Le pillole da prendere, in realtà, sono due:

con la prima si uccide il feto,
 con la seconda, da assumere due giorni dopo,
si causano le contrazioni necessarie per la sua espulsione.

Questo è un bimbo, non un ammasso di cellule!!!




Questo sistema per procurare l’aborto chimico viene spacciato come un metodo più semplice e psicologicamente accettabile di quello chirurgico. Un metodo più moderno, più rispettoso dell’integrità fisica e psichica della donna, meno invasivo e meno rischioso. In realtà, l’esperienza di molte donne che sono ricorse alla RU486 racconta un’altra storia.

Dopo che hai ingoiato la prima pillola, sai che quel giorno stesso tuo figlio morirà, e resterà attaccato lì, morto, dentro il tuo ventre. Il suo cuoricino, che il giorno prima hai ascoltato durante l’ecografia, smetterà di battere. Per sempre. È l’effetto della prima pasticca, che tu devi mettere in bocca da sola, perché da sola sei lasciata a sopprimere quella vita che tu stessa hai deciso di eliminare.

Lo capisci subito la sera stessa che quel figlio è morto, perché senti improvvisamente sparire tutti quei segni di gravidanza che le donne ben conoscono, primo fra tutti il seno più turgido, e quella piccola tensione del basso ventre tipica dei primi mesi di gravidanza.

Poi viene il momento peggiore: quello dell’attesa. Devi aspettare tre lunghi giorni, nei quali continui a fare quello che hai sempre fatto, lavorare, camminare, mangiare, dormire, andare al cinema. Cerchi di distrarti, ma sai che hai quel “coso” morto lì dentro che deve essere eliminato, espulso, cioè abortito.


In quei tre giorni, poi, hai tutto il tempo per pensare e riflettere su quello che ti è accaduto e che ti accadrà, hai il tempo per pregare e per piangere. Ti senti una specie di assassina in libertà e ti chiedi perché mai hai accettato questo maledetto metodo. Arrivi persino a pensare che forse sarebbe davvero stato meglio far fare tutto al medico. In anestesia, in sala operatoria, non avresti sentito né provato nulla, ti saresti risvegliata pulita e liberata dal tuo problema. Tutto sarebbe durato meno di un’ora.

Invece, dopo quei tre lunghissimi giorni di attesa, devi ripresentarti in ospedale per la seconda pillola, nella speranza che tutto finisca più in fretta possibile. Anche quella pasticca ti viene messa in mano e sei tu che la devi mandare giù. Sei tu l’unica e sola mandante e autrice di un piccolo omicidio, quello del tuo figlio mai nato, e senti che una parte di te sta per sparire per sempre, che non tornerà mai più ed è una sensazione solo tua, di solitudine, che non condividi nemmeno con l’anonima infermiera che ti consegna la pillola nella garza sterile. A quel punto però la ingoi subito perché speri che tutto finisca più in fretta possibile.

Non sai ancora che, da quel momento, ti prepari ad assistere, a partecipare e a effettuare il tuo “avveniristico” aborto terapeutico. Intanto, oltre alla situazione dolorosa, vieni pervasa dall’ansia dell’arrivo dei dolori fisici. I medici ti spiegano che si tratterà di una sorta di minitravaglio, con qualche contrazione uterina, lievemente dolorosa, ma essenziale per provocare il distacco del feto, ormai morto, dalla parete uterina e per la sua espulsione, e che comunque sarebbe stato eliminato facilmente, misto con del sangue. I medici ti spiegano che sarà come avere delle mestruazioni più dolorose del solito.

Invece il dolore è molto più forte, le contrazioni molto più lunghe e la consapevolezza di quello che sta avvenendo rende tutto più nauseante, orribile e terribile insieme. E assistere a tutto questo diventa insopportabile. Piangi per il dolore fisico, ma soprattutto per il dolore dell’anima, per la partecipazione attiva a un evento che mai avresti voluto vivere e osservare da così vicino.


Poi, quando tutto è finito, quando tutto è compiuto, la procedura ti obbliga anche a verificare di persona che effettivamente l’aborto farmacologico sia ben riuscito, per cui ti viene effettuata l’ecografia di controllo, che trasmette dallo schermo l’immagine pulita del tuo utero non più “abitato”, ma vuoto e libero dal corpo estraneo che si è voluto medicalmente eliminare. Non si sente più nessun battito galoppante, nessun segno di vita, ma solo silenzio di morte. E un infinito, straziante senso di colpa.


La descrizione che ho fatto non è frutto di creatività letteraria ma corrisponde, purtroppo, alla drammatica testimonianza resa da una mia collega, un’avvocatessa di trentaquattro anni, che ha avuto la disavventura di ricorrere all’aborto chimico cinque anni fa, quando la Regione Toscana ha deciso di attuare la somministrazione della RU486 in via sperimentale. La testimonianza rende drammaticamente l’idea di quanto poco di “dolce” ci sia nella tanto decantata pillola abortiva RU486.

 Tratto da "Io sono contro l’aborto e tu?" Facebook